sabato, 19 maggio 2012
Numero 04 anno 3
INSORGERE PER RISORGERE
CONVIVERE PER VIVERE
“CHI VIVE DI IMMAGINE MUORE DI IMMAGINE”
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 (David Rieff, “Un giaciglio per la notte. Il paradosso umanitario", 2003, Ed.Carocci)

Financial Time

Nel mondo milioni di operatori economici vedono fotografie come queste e attraverso queste si fanno un’idea dell’Italia.
Idea che pesa sull’economia italiana molto più di quello che peserebbe una buona imposta patrimoniale che ha sollevato tante obiezioni.

 

E VOI PERCHE’ GLI AVETE CREDUTO?

Il Pdl fa quadrato attorno al premier anche quando il Financial Times lo paragona ai dittatori africani e l’Italia è vista – parole dell’ex ambasciatore americano a Roma - come un Paese “inefficiente e irresponsabile” e Berlusconi come “un clown che cura gli interessi personali ancor prima degli interessi della collettività”. E che il nostro sia un Paese inefficiente e irresponsabile lo dice anche il sondaggio: il 97% ritiene che il governo sia bloccato sui problemi personali del premier e inerte davanti alla difficile situazione economica. Nessuno è invece di parere contrario mentre solo il 3% risponde di non saperlo. Di fronte ad un Paese diviso, pubblichiamo due brani di sconcertante attualità scritti da Benedetto Croce ed Elsa Morante. E diamo spazio all’appello rivolto agli uomini della maggioranza da Valerio Onida e Paolo Pombeni per ripristinare la normalità e la dignità delle nostre istituzioni.


Un milione di donne scendono in piazza in tutt’Italia per rivendicare, con lo slogan di “Se non ora quando”, la dignità femminile contro il bunga bunga e lui, Silvio Berlusconi, le liquida dicendo che sono «di parte». Addirittura il ministro Mariastella Gelmini le definisce «radical-chic» e Giuliano Ferrara, ripescato dal letargo in cui era da anni confinato dopo avere sbagliato un’infinità di previsioni, inscena a Milano a suon di mutande e manganelli verbali la risposta ai «falsi puritani» da parte di chi «non ascolta i pettegolezzi della Boccassini». E poi ministri che sfilano per il Family Day si ritrovano senza rossore a fare quadrato per difendere il Capo rinviato a giudizio e il bunga bunga; il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, si trasforma persino nel quarto avvocato in difesa di Berlusconi dopo Ghedini, Longo e Pecorella; il sottosegretario Daniela Santanché, famosa per aver detto che «non l’avrebbe mai data» a Berlusconi, ora ulula sotto il tribunale di Milano contro quello che chiama «Palazzo d’Ingiustizia». Fedeli sino alla fine i 315 deputati (ora verso quota 320 dopo che il Fli perde pezzi) che si sono bevuti la storiella messa in piedi dal duo Berlusconi-Ghedini sulla telefonata fatta alla Questura di Milano per fare rilasciare una ragazza marocchina minorenne, fermata per furto, senza documenti e fissa dimora, spacciandola per la nipote dell’allora presidente egiziano Mubarak e sventare così una crisi diplomatica con l’Egitto. Fedeli al Capo anche quando il Financial Times lo paragona ai dittatori africani.
Questo il quadro: un’Italia in mano ad un Sultano e alla sua corte. E ridicolizzata all’estero. Lo scrive nel febbraio 2009 – quindi quando non è ancora esploso lo scandalo di Noemi Letizia, non è apparsa sulla scena Patrizia D’Addario, non c’è traccia dei festini di Arbore e di Ruby – Ronald Spogli, ambasciatore americano in Italia nominato dal presidente George W.Bush, in una nota confidenziale al nuovo sottosegretario Hillary Clinton e apparsa nelle carte di WikiLeaks: “Il premier Silvio Berlusconi, con le sue frequenti gaffes e la scelta sbagliata delle parole, ha offeso nel corso del suo mandato quasi ogni categoria di cittadini italiani e ogni leader politico europeo. La sua volontà di mettere gli interessi personali al di sopra di quelli dello Stato ha leso la reputazione del Paese in Europa e ha dato sfortunatamente un tono comico al prestigio dell’Italia in molte branche del governo Usa”. L’Italia e Berlusconi come clown, gli interessi personali al di sopra di quelli degli italiani.
L’ambasciatore Sfogli dà anche a Washington l’immagine di un Paese in declino. Scrive: “Il lento ma costante declino economico dell’Italia compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell’area internazionale. La sua leadership spesso manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno Paese europeo. La riluttanza o l’incapacità dei leader italiani a contrastare molti dei problemi che affliggono la società, come un sistema economico non competitivo, l’obsolescenza delle infrastrutture, il debito pubblico crescente, la corruzione endemica, hanno dato tra i partner l’impressione di una governance inefficiente e irresponsabile. Il primo ministro Silvio Berlusconi è il simbolo di questa immagine”.
Una governance inefficiente e irresponsabile. Ed infatti il governo si interessa di fatto solo alle leggi ad personam di Berlusconi e non di tutto il resto. La conferma arriva anche dal nostro sondaggio. Il 97% delle persone che hanno partecipato al sondaggio ritiene che il governo sia bloccato sui problemi personali del premier e inerte davanti alla difficile situazione economica. Nessuno è invece di parere contrario mentre solo il 3% risponde di non saperlo.
Di fronte a questo quadro in un certo senso drammatico ed in cui un’opposizione indecisa a tutto sa solo dire “Vergogna”, c’è da chiedere agli uomini del Pdl: e voi, voi perché gli avete creduto?
Una domanda tratta da uno scritto di Benedetto Croce (“Diari”, 2 dicembre 1943) e di sconcertante attualità. Leggiamolo: "Anche a me di rado sale dal petto un impeto contro di lui al pensiero della rovina a cui ha portato l'Italia e della corrutela profonda che lascia nella vita pubblica (...) Ma pure rifletto talvolta che ben potrà darsi il caso che i miei colleghi in istoriografia... fors'anche lo esalteranno. Perciò mentalmente m'indirizzo a loro, colà, in quel futuro mondo che sarà il loro, per avvertirli che lascino stare, che resistano alla seduzione delle tesi paradossali e ingegnose e 'brillanti', perché l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante, di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola e gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante. Chiamato a rispondere del danno e dell'onta in cui ha gettato l'Italia, con le sue parole e la sua azione e con tutte le sue arti di sopraffazione e di corruzione, potrebbe rispondere agli italiani come quello sciagurato capopolo di Firenze, di cui ci parla Giovanni Villani, rispose ai suoi compagni di esilio che gli rinfacciavano di averli condotti al disastro di Montaperti: "E voi, perché mi avete creduto?"
Ripetiamo: e voi perché gli avete creduto? La risposta possiamo trovarla in un altro brano, questa volta di una scrittrice: “Il capo del Governo si è macchiato ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché allora il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del Governo”.
Ed ancora: “È difficile trovare un più completo esempio di Italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile e goliardico, tale da fare effetto su un pubblico volgare , ma – come ogni mimo – senza un proprio carattere, immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare”.
La scrittrice è Elsa Morante. Scrive questo brano nel 1945 (“Pagine autobiografiche postume”, pubblicato in “Paragone Letteratura n. 456, febbraio 1988) e si riferisce a Benito Mussolini. Ma è una pennellata che si adatta benissimo anche a Silvio Berlusconi.
E voi perché gli avete creduto quando, per conservare il potere, il premier ritira fuori i bavagli e, dopo la separazione delle carriere dei magistrati, l’introduzione di un doppio Csm, la stretta sulle intercettazioni e il ritorno all’immunità parlamentare, attacca con una strategia eversiva la Corte costituzionale dicendo che «la Consulta va riformata perché cancella leggi giuste?». Un attacco così violento da far dire a Valerio Onida, ex presidente della Corte costituzionale: «Il solito fastidio per le garanzie, una proposta assurda che non passerà mai».
Prima ancora delle esternazioni di Berlusconi, Valerio Onida – e con lui Paolo Pombeni, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Bologna - ha indirizzato un appello alle personalità e alle forze del Pdl per ripristinare la normalità e la dignità delle nostre istituzioni in modo da riaprire il normale corso della dialettica politica. Eccolo:
“Il presidente del Consiglio appare ormai prigioniero del suo ruolo che egli stesso si è costruito e che i suoi avversari hanno concorso a costruire. I fatti emersi – non le accuse ipotizzate dalla Procura milanese, ma i fatti quali sono stati ammessi e raccontati da lui stesso e da coloro che lo difendono, e che nella sua prospettazione non configurano reati ma, come fatti, sono certi – sono tali che nessuna persona di buon senso può negare oggi la inopportunità del parmanere di Silvio Berlusconi nell’alta carica che ricopre”.

 

“Si può considerare accettabile per il Paese avere un premier che, per sua ammissione, ospita in casa propria, senza controlli, persone di ogni genere, fra cui giovani donne, maggiorenni e minorenni, in evidente ricerca di amicizie utili a procurare loro vantaggi e denaro; che è intervenuto presso la Questura di Milano a favore di una minorenne accusata di furto della quale sostiene di avere, fino ad allora, ignorato la vera età e la vera nazionalità, riferendo di una parentela inesistente con un capo di Stato straniero e ottenendo che venisse affidata, non ad una comunità di accoglienza, ma ad una giovane consigliera regionale di sua fiducia, la quale peraltro si è occupata della minorenne solo per lasciarla in compagnia di altra persona per nulla qualificata al compito; un premier che sostiene di essere intervenuto in tal modo nell’esercizio delle sue funzioni per salvaguardare le relazioni internazionali, sulla base di una falsa rappresentazione della presunta parentela, e con ciò ammette di essere stato così platealmente ingannabile?”.

“C’è una dignità e c’è un decoro delle istituzioni che, in situazioni di questo genere, esigono di esser prontamente ripristinati attraverso il ritiro spontaneo dalle cariche istituzionali da parte di colui che, con la sua condotta da lui stesso ammessa, questa dignità e questo decoro ha gravemente compromesso”.

“Eppure la corale richiesta di dimissioni proveniente dalle opposizioni parlamentari e da tante voci che la condividono non riesce a raggiungere lo scopo. Essa appare a molti motivata dal desiderio di rovesciare, al di fuori delle ordinarie procedure parlamentari, l’attuale governo e l’attuale maggioranza uscita dal voto popolare. L’iniziativa giudiziaria intrapresa dalla magistratura milanese appare a molti il portato di un intento persecutorio nei confronti di Berlusconi e ciò basta a far scomparire dall’orizzonte del dibattito politico anche fatti accertati ed ammessi e a spostare l’attenzione sulla polemica circa vere o presunte deviazioni della magistratura”.

“A questo punto solo dall’interno della stessa maggioranza di governo possono venire le iniziative necessarie e urgenti per ripristinare subito la normalità politico-istituzionle. Una situazione democratica di normale prevalenza della maggioranza sulle opposizioni si distingue da un vero e proprio regime perché, quando si manifesta l’opportunità di sostituire il personale di governo indipendentemente da un nuovo confronto elettorale, sono le stesse forze politiche di maggioranza a procedere alle decisioni necessarie a questo scopo, pur mantenendo il ruolo di guida dell’esecutivo che deriva dal consenso elettorale ottenuto (pensiamo per esempio, pur nella evidente radicale diversità di sostituzioni, alla sostituzione nel Regno Unito del primo ministro Margaret Thatcher con John Major). In un regime invece l’allontanamento di colui che lo incarna non è possibile se non abbattendo l’intero edificio”.

“Proprio perché noi riteniamo del tutto normale e da rispettare la dialettica fra maggioranza e opposizioni, e perché vogliamo continuare a ritenere che in Italia non vi sia un “regime” ma vi siano forze politiche che derivano la propria posizione e le responsabilità che esercitano dal consenso elettorale legittimamente espresso, crediamo indispensabile non disperdere il significato profondo di ogni competizione, per cui il voto dei cittadini rispecchia scelte ideali e di programma e non conferisce investiture personali e mandati in bianco. Così come è dovere delle opposizioni rispettare quel voto, è dovere della maggioranza che lo ha raccolto non sminuirlo trasformandolo impropriamente in plebisciti personali che non appartengono allo spirito della nostra democrazia”.

“Facciamo dunque appello alle personalità e alle forze che, all’interno dell’attuale maggioranza di governo e del Popolo della Libertà, condividono non già le nostre valutazioni politiche, ma la convinzione che sia urgente ripristinare la normalità e la dignità delle nostre istituzioni – che appartengono a tutti – perché vogliamo riaprire il normale corso della dialettica politica sottrraendola alla deriva impropria di un confronto sulle fedeltà personali e riconsegnandola al confronto sulle scelte che stanno davanti al Paese in questa complessa fase storica. Chiedano che gli organi dirigenti del partito adottino le necessarie deliberazioni, indichino essi stessi, responsabilmente, la persona che ritengono più idonea, fondandosi sulla stessa attuale maggioranza, a guidare il governo, e la propongano al Parlamento e al capo dello Stato”.

“L’Italia non può attendere oltre, senza che si aggravi irrimediabilmente il danno per tutti”.

Valerio Onida e Paolo Pombeni