sabato, 19 maggio 2012
Numero 04 anno 3
INSORGERE PER RISORGERE
CONVIVERE PER VIVERE
EDOARDO CROCI
in
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Sottotitolo: 
di Alberto Mazzuca

Edoardo Croci

È determinato, non lo nasconde. E non è nemmeno condizionabile, lo testimonia la sua linea di condotta molto coerente. Ma i due punti di forza, diciamo pure i pregi che vengono riconosciuti ad Edoardo Croci da chi gli è amico, possono essere visti anche con occhi diversi da parte di coloro che non lo conoscono. E così la sua determinazione può essere letta anche come testardaggine e la sua non condizionabilità può essere considerata come scarsa disponibilità al compromesso. Ma, alla fin fine, anche questi due “difetti” diventano pregi in quanto vogliono dire che Croci non è un politico ed è estraneo al mondo della politica anche se ha fatto politica. Tanto è vero che i politici, un po’ tutti i politici sia del centrodestra sia del centrosinistra, lo considerano come una specie di marziano, lo vedono come un ingenuo o un folle. Ed invece Edoardo Croci è una persona perbene e corretta che ama le sfide e vede la politica come servizio civile. Una delle poche, a dire il vero, in un periodo in cui chi fa politica si lascia guidare quasi esclusivamente da interessi personali o di parte.

Croci è un liberale, un moderato, diciamo pure un uomo controcorrente. Sin da ragazzo. Milanese, padre avvocato ed editore delle prime riviste di fotografia e cinema, madre interprete e una sorella più giovane, Emanuela, sposato con Marina Verderajme e papà di quattro figli (dai 9 anni ai 10 mesi), Edoardo è del 1961, fa lo scientifico al Volta e poi la Bocconi laureandosi in discipline economiche e sociali con il massimo dei voti e la lode. E già quando è liceale ed è costretto a vivere il clima di intolleranza creato dai movimenti di estrema sinistra, a volte contigui al terrorismo, va controcorrente: aderisce alla Nuova Confederazione Studentesca, un’associazione giovanile dei moderati che si batte contro gli estremismi nella scuola. Croci diventa uno dei dirigenti dell’associazione che è guidata da Luca Hasdà, un giovane pieno di ideali che ha appena un anno più di lui, diventerà il più giovane consigliere comunale di Milano, denuncerà pubblicamente (inascoltato dalla magistratura e dal Palazzo) i primi scandali e morirà a soli 35 anni.

Va controcorrente anche all’università. Alla fine degli anni Ottanta comincia ad occuparsi di economia ambientale, un’area di nicchia. Ma Croci ci entra proprio perché è un’area di nicchia, un tema di frontiera che può aprire vasti orizzonti ed in cui si può innovare. Inizia a lavorare allo Iefe, il centro di economia e politica dell’energia e dell’ambiente della Bocconi. Nel 1989 va per un anno negli Stati Uniti dove si specializza alla New York University studiando le agenzie americane che hanno nel settore dell’ambiente il compito di controllori e regolatori. E quando anche in Europa e in Italia si apre il dibattito su come avviare queste agenzie per la protezione dell’ambiente, lui si ritrova sulla frontiera. Di fatto è uno dei pochi esperti di questa materia, contribuendo come consulente al primo piano strategico dell’agenzia italiana. Poi, alla fine degli anni Novanta, la Regione Lombardia affida alla Bocconi l’incarico per mettere in piedi una propria agenzia per l’ambiente. Croci ne coordina lo studio e alla fine la Regione vuole proprio lui come presidente della struttura che si chiama Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale della Lombardia. Presidente cioè di una struttura che ancora non c’è, non ha sede, non ha dipendenti, non ha soldi ma in compenso ha tanto lavoro da svolgere. E proprio per questi motivi non suscita gli appetiti dei politici.

A Croci piacciono le sfide. Così in soli tre mesi l’agenzia ha sede e struttura, ha anche le risorse dopo una battaglia energica che ha l’appoggio del presidente della Regione, Roberto Formigoni. Ed in pochi anni l’Arpa si afferma a livello nazionale come una delle agenzie meglio gestite ma anche come quella più autonoma dal potere politico. Dovrebbe essere la cosa più naturale di questo mondo dal momento che si tratta di un organismo tecnico e che quindi non deve rispondere alla politica. Ma questa autonomia provoca qualche frizione all’interno della Regione che ad un certo momento commissaria l’agenzia per portarla sotto il controllo dei politici. La giustizia amministrativa annulla i commissariamenti in quanto illegittimi, allora la Regione rifà la legge istitutiva cambiando le caratteristiche dell’agenzia e rinnovando completamente gli incarichi. Così Croci si trova “dimissionato” da Formigoni in quanto gli viene accorciato il mandato.

Se ne va senza polemiche. Che è il suo stile di comportamento: grande fermezza negli atteggiamenti ma toni moderati. Ed anche in questo caso si muove controcorrente. Ma non resta con le mani in mano. È vicedirettore generale dello Iefe; scrive editoriali sul Corriere della Sera e parla già di migliorare traffico e ambiente a Milano facendo pagare gli accessi delle auto nel centro; collabora con l’associazione culturale Actl che aveva fondato con un gruppo di amici anni prima; dirige Cartalibera, un giornale online di opinioni liberali fondato da Egidio Sterpa; ed è uno dei quattro sub commissari del sindaco Gabriele Albertini nella realizzazione dei depuratori di Milano. Una grossa emergenza quella degli scarichi delle fogne in quanto le acque reflue finiscono nei fiumi arrivando sino al Po e all’Adriatico. Un’emergenza che dura già da una trentina d’anni e che nessuno sa risolvere. Finché il governo nomina il prefetto come commissario, a cui poi subentra il sindaco Albertini. Croci è uno dei quattro sub commissari e i depuratori sono costruiti a tempo di record. Anzi, Milano diventa leader in questo campo. E gli ambientalisti, che avevano accettato la scommessa di tuffarsi nelle vasche dei depuratori nel caso in cui il sindaco avesse risolto il problema, sono costretti a mantenere l’impegno. Dirà Croci: «Mi sono trovato bene in questo ruolo con Albertini, ha saputo assumere la responsabilità di decisioni non facili, ascoltando le opinioni degli altri».

Nel 2006 Croci è allo Iefe quando riceve una telefonata da parte di Letizia Moratti, ancora all’inizio della corsa per la poltrona di sindaco. La Moratti gli chiede di far parte del team di programma sui problemi ambientali, trova interessante il discorso di tariffare gli accessi delle auto nel centro urbano, lo vuole candidato nella sua lista civica. E lui accetta. L’ambiente diventa un cardine importante nel programma del centrodestra (programma che alla fine risulta più coraggioso, più incisivo rispetto a quello del concorrente del centrosinistra), la Moratti vince e Croci con 500 preferenze – che non sono poche – arriva quarto: abbastanza per entrare in consiglio comunale, da cui si dimette ancora prima di metterci piede perché chiamato in giunta dalla Moratti. Assessore alla mobilità e ai trasporti. E diventa di fatto il “papà dell’Ecopass”, una delle azioni che fanno parte del programma elettorale della Moratti.

Croci rimane tre anni e mezzo nella giunta Moratti. E fa molte cose positive, affrontando i problemi con una mentalità nuova. Iniziative importanti per ridurre lo smog e migliorare la qualità della vita di Milano. Rilancia il sistema della metropolitana: dopo vent’anni che non si fa una linea, avvia la costruzione della linea 5 (da Garibaldi fino a viale Zara) e trova i finanziamenti per la linea 4 i cui cantieri si aprono ora. Sviluppa la rete di teleriscaldamento, che è poi la vera soluzione per eliminare lo smog in quanto elimina le caldaie. Dà il via all’Ecopass che porta ad una riduzione del traffico del 15% e alla sostituzione di un buon 70% del parco degli autoveicoli vecchi; potenzia il trasporto pubblico (dal novembre 2007 mille corse in più al giorno); introduce il bike sharing e potenzia il car sharing; programma nuovi servizi pubblici come i bus di quartiere e il bus by night; progetta piste ciclabili e aree pedonali; ottiene che i bambini sino ai 10 anni possano viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi; sperimenta tecnologie innovative per la mobilità e avvia la sperimentazione dell’auto elettrica. Insomma, porta avanti un grosso processo di trasformazione nei sistemi della mobilità e dell’energia.

All’inizio Croci, grazie anche all’appoggio del sindaco, vince le resistenze al cambiamento. Poi la resistenza, da parte degli stessi partiti di maggioranza e di alcuni gruppi di interesse, cresce. Le sue proposte sulle piste ciclabili e le aree pedonali sono boicottate, anche l’estensione dell’Ecopass viene di fatto bloccata da una visione, dirà, «ottusa e conservatrice» da parte di quello che chiama «il partito dell’auto» che ha paura di perdere consensi tra la gente. Perché lo scontro avviene proprio su questa diversa visione: il partito dell’auto pensa che quelle iniziative causeranno una perdita di voti, Croci è invece dell’avviso che proprio quelle iniziative porteranno maggiori consensi grazie alle ricadute positive sulla vivibilità e sui servizi urbani. Ma trova sempre più resistenza. Così le sue delibere sono frenate e gli attacchi si fanno pesanti. E la Moratti si convince a fare una redistribuzione delle deleghe. In realtà le deleghe di Croci non sono toccate (tra l’altro non ha mai avuto la delega al traffico e il coordinamento dei vigili) ma la percezione è che Croci venga “ridimensionato” e che la palla passi a De Corato. Poco dopo lo show down finale con la Moratti. Croci, che proprio in quel periodo ottiene un miliardo dal Cipe per finanziare e completare la metropolitana, si rende conto che la sua presenza in giunta non serve più e che non c’è più la possibilità di realizzare gli obiettivi fissati al momento delle elezioni. Croci si lascia con la Moratti che lo ringrazia per il lavoro svolto e se ne va senza polemiche. Muovendosi anche questa volta controcorrente. Nessuna parola di troppo da parte sua, nessun libro polemico come quello di Vittorio Sgarbi che definisce il sindaco “suor Letizia” e parla di “clausura” a Milano.

Dirà Croci: «Mi sono ritrovato uomo libero». E parte insieme ad altri, sotto l’ombrello di un’associazione che si chiama Milanosimuove, con il progetto dei cinque referendum sull’ambiente e la qualità della vita a Milano che altro non è che il piano di sviluppo della strategia portata avanti come assessore. Grazie al volontariato sono raccolte 25 mila firme anziché le 15 mila previste. Ed ora si attende che il sindaco stabilisca il giorno in cui questi referendum potranno essere votati prima delle consultazioni amministrative. Le sue iniziative di quando era assessore, molte pianificate ma non ancora attuate, sono state in buona parte bloccate o rallentate. Spiega: «In cinque anni la concentrazione dello smog si è ridotta del 20%. Un miglioramento, quindi, c’è stato. Ma occorre fare una scelta decisa: o si spinge a fondo sulle misure avviate o non si arriverà a risanare l’aria». Come dire: solo votando a favore di quei referendum possiamo sperare di farcela.

Un uomo decisamente controcorrente questo Croci che sarebbe piaciuto moltissimo a Longanesi, Montanelli e Biagi. Un uomo controcorrente anche nelle cose di tutti i giorni: non possiede la macchina, dice che a Milano l’auto non serve e si muove coi mezzi pubblici.