Clicca per la versione stampabileÈ opinione diffusa che la Stazione centrale di Milano, da sempre porta d’ingresso alla città, stia assumendo un profilo funzionale ed estetico disastroso. All’inizio dell’anno c’è stata qualche polemica in seguito alle osservazioni dell’architetto Stefano Boeri.
Il progettista Marco Tamino ha condiviso le osservazioni di Boeri sostenendo che il suo progetto è stato snaturato, il direttore dei lavori, Antonio Acerbo, ha replicato dicendo che il progetto è stato invece rispettato, quindi c’è stato un convegno ospitato da Michele Perini, presidente della Fiera di Milano. Perini ha tra l’altro detto: «La Stazione centrale sarà uno dei biglietti da visita più importanti per la città di Milano e per l’Italia nel futuro, ed è per questo motivo che occorre l’impegno di tutti, Comune ed enti coinvolti, per sbloccare i lavori e consegnare, nel più breve tempo possibile, l’infrastruttura che ospiterà milioni di turisti durante l’Expo del 2015». Da allora il silenzio (o quasi). Ed il profilo della Stazione centrale resta sempre disastroso. Riportiamo quindi la testimonianza che aveva sollevato le polemiche, quella dell’architetto Stefano Boeri pubblicata sul Corriere della Sera del 6 gennaio con il titolo “La Stazione centrale di Milano dove si è perso l’orientamento”.
“Le gravi disfunzioni della Stazione centrale di Milano, evidenziate dagli affollamenti e dalle proteste delle ultime settimane, sono un segnale di allarme da considerare con attenzione. Anche perché le stazioni ferroviarie italiane sono una risorsa preziosa e delicata, progettata nei due secoli scorsi per rispondere a tre funzioni essenziali: accogliere chi arriva dal mondo, accompagnare al treno chi parte, dare fisicità a questo snodo di flussi umani con una posizione nella città adeguata e un’architettura consapevole della sua importanza pubblica.
Nonostante gli alti costi di gestione e di manutenzione, molte stazioni italiane sono ancora oggi degne della loro fama. Alcune di esse, come la Stazioni Termini a Roma, dopo importanti ristrutturazioni hanno addirittura migliorato le loro prestazioni. Hanno assorbito grandi superfici di commercio pur senza ridurre il comfort di chi viaggia. Sanno offrire spazi-tempo di attesa differenziati per un’utenza oggi sempre più variegata nelle traiettorie di viaggio. Regalano un tetto anche a chi non ha una dimora e luoghi di intrattenimento e cultura aperti alla città, rafforzando così la loro origine di spazi pubblici.
La nuova configurazione della Stazione Centrale di Milano ha invece percorso una strada opposta. Ha svuotato gli spazi storici di interfaccia con la città (il porticato esterno e il grande atrio basso) spostando gli accessi dei taxi sui lati e realizzando una biglietteria nascosta e lontana dal piano dei binari. Ha istituito un sistema inadeguato e strampalato di tapis roulant in inutikle contrapposizione alla chiarezza dell’impianto originario, che conduceva il viaggiatore lungo un unico asse ascendete dalla piazza della stazione fino al vagone. Ha concentrato la segnaletica alla uota dei binari, affollando l’area prossima alle banchine e rendendo così difficile l’orientamento (e addirittura a volte lo spostamento fisico) per chi ha fretta. E ha quasi del tutto cancellato le sale di attesa che fino a ieri rappresentavano gli unici spazi di «sosta vigile» per la maggior parte dei viaggiatori.
Un passo falso a cui andrebbe subito posto rimedio, prima che questa discutibile logica di ristrutturazione contagi altre stazioni ferroviarie, che rimangono la principale e più preziosa «porta d’ingresso» alle città italiane”.
Fin qui il vecchio articolo di Boeri sul Corriere. Un articolo che continuiamo a condividere. E quindi noi chiediamo non solo alla cittadinanza di esprimersi su questo argomento ma chiediamo anche una risposta chiara ai due punti di riferimento di questa struttura: il presidente della società Grandi Stazioni, Mauro Moretti, e il sindaco di Milano, Letizia Moratti.